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Full text of "La morte del conte Carmagnola illustrata con documenti inediti da Luigi Cibrario"

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LA MORTE 



DEL CO^TE 



CARMAGNOLA 



CON DOCUMENTI INEDITI 



DAL CAVALI*»* 



LUIGI CIBRARIO 



TORINO 

PRESSO GIUSEPPE POMBA 







LA MORTE 

DEL COSTE 

CARMAGNOLA 

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LA MORTE 






DEI CONTE 

CARMAGNOLA 

ILLUSTRATA 

CON DOCUMENTI INEDITI 

Dii CAVALIERE 



LUIGI CEBRAMO 




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AL BARONE 

GIUSEPPE MANNO 

ED A 

TARSILLA CALANDRA 

RARISSIMI SPOSI 
OFFRE 

LUIGI CLBRARIO 
QUESTO TRISTE RACCONTO 
A ILLUSTRE STORICO 
UNA 8TORL4. ILLUSTRE 
A GENTILDONNA PIETOSA 
UN PIETOSISSIMO CASO. 



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LA MORTE 



DEL CONTE 

CARMAGNOLA 



Francesco Bussone, nato verso il 1890 di 
picciol sangue in Carmagnola, grossa terra 
del Piemonte, di cui, secondo il vezzo solda- 
tesco, portò sempre il nome , dimostrò nella 
propria persona uno de’ più grandi e più 
lagrimevoli esempli di prospera e di con- 
traria fortuna. Datosi allearmi, dai più umili 
uffici si fé’ col proprio valore scala ai più 
sublimi. Accoppiò alla valentia, alla scienza 
militare gran dovizia di politici accorgimenti; 
usò, secondo l'occasione, ora la forza, ora le 
vie coperte e gl’inganni; talora anche la 
crudeltà; ed acquistò fama di primo capitano 
dell’età sua. 




8 



Dopoché Filippo Maria Visconti cedendo 
all’ invidia cortigianesca lo privò della sua 
grafia, pinse in esilio colui che gli avea 
renduto lo stato, senza volerlo nè veder nè 
udire, senza leggere le sue lettere, senza 
dirgli in che fosse colpevole; dopoché, per 
eccesso di barbara ferità, tentò di farlo am- 
mazzare in Trevigi, ov’ egli s’ era ridotto, 
il Carmagnola riputandosi a buon dritto 
sciolto da ogni sacramento verso un così 
scellerato tiranno, accettò il capitanato ge- 
nerale delle genti venete che gli si profe- 
riva, e ricevè con solenne pompa la ban- 
diera di S. Marco nell’aurea e marmorea 
basilica di questo nome il i 5 di febbrajo 
del i4a6. 

Questa famosa bandiera retta da man sì 
potente fu terribile all’ingrato Duca; poiché 
le province di Bergamo e di Brescia con 
parte del Cremonese gli furon tolte e poi 
per trattato stabilmente aggiunte al dominio 
della repubblica il 18 d’aprile del 1428 ; 
ma essendosi tre anni dopo riaccesa la 
guerra, sia che il Carmagnola la governassi? 




9 

con qualche trascuratezza, sia che gli fosse 
meno amica la fortuna, non solo non operò 
cosa di rilievo, ma cadde in un agguato, e 
fu rotto quando si credeva d’ occupar di 
queto Soncino; poco dopo lasciò che Tar- 
mata del Duca che era scesa sul Po fin presso 
a Cremona distruggesse quella di Nicolò 
Triuisan che gli aveva inutilmente chiesto 
soccorso ; inhne avendo mandato un suo 
luogotenente per pigliar Cremona , T im- 
presa ohe da principio riusciva bene, poco 
stante fallicele sue genti furono respinte 
con perdita grande; il che gli fu attribuito 
a carico per non esservi andato egli stesso 
con tutto l’esercito.* Per questi fatti gi'an- 
deggiò negli animi de’ Senatori il sospetto 
che v’ ei'a nato fin quando il Carmagnola, 
vinta la famosa battaglia di Maclodio, non 
solo non segui il corso della vittoi'ia che 
poteva, siccome fu creduto, portarlo age- 

* Corio. Stella Rer. Ita!, xvn. Ripamonti, Crescenzi, Mura- 
tori, Verri, Navagero, Sanuto e gli altri storici milanesi e 
veneti. E Tenivelli Biografia Piemontese , Vita di Francesco 
Bussonc detto il Carmagnola. Darà, Storia di Venezia, lib. xiu 
e xiv. V. anche Ritraiti de’ Capitani illustri, p. 63. 



IO 



volmentc alle porte di Milano, ma, seguendo, 
com’ egli allegava, un antico uso di guerra, 
liberò i prigionieri, sebbene apertamente e 
fieramente contraddicessero i provveditori , 
specie d’invigilatori che il Senato deputava 
ai supremi condottieri decloro eserciti, af- 
finchè non abusassero del militare imperio 
in pregiudizio della repubblica. * Que- 
st’ ombra nata da molti anni entro ad animi 
che, per indole peculiare del loro governo, 
erano sempre dispósti ad immaginar il male; 
accresciuta di tutte le altere e sdegnose 
parole che l’impazienza d’aver due tutori 
doveva agevolmente strappare di bocca ad 
un capitano sì grande; di tutto il risenti- 
mento che doveva ispirar ai due provve- 
ditori la non pieghevole volontà e il mal 
celato disprezzo del Carmagnola; rinfor- 



* o I cittadini vinitiani sono stati privati degli honori della 

militia di terraferma et tutti sono stati’ dati a’ forestieri 

questi sono pagatori (i provveditori) e parimente legati; i quali 
non si partono mai dai lati del capitan generale forestiero : nè 
è licito a quello o fare o deliberar nulla senaa il consiglio 
de’ legati, n Contarmi, La repubblica ed i magistrati di Yiuegia, 
lib. v. fol. istl,c 



* 







li 

zata infine dalla disgrazia di due sconfitte 
persuasero i Senatori eh’ ei non procedesse 
lealmente nella sua guerra contro al Vis- 
conti, e che non potessero più lungamente 
essere affidati ad una man non sicura i de- 
stini della repubblica. Ma non volendo la- 
sciarlo fuggire, per timore di veder poscia 
tra le schiere Viscontee un sì potente ne- 
mico, ed essendo cosa di gran gelosia por 
le mani addosso a tant’uomo mentre si tro- 
vava alla testa del suo esercito, giudicarono 
di dover ricorrere agli inganni, e di pro- 
curar con destrezza di tirarlo a Venezia; 
dove, quando arrivasse, sarebbe ritenuto e 
giudicato. Ben sapendo quanto giovasse alla 
tranquillità e stabilità della repubblica la 
terribile ed universale opinione che la de- 
collazione del doge Marin Faliero aveva 
diffusa men d’ un secolo prima , che dove 
trattavasi materia di stato ogni pietà era 
morta. 

Ristrettosi perciò a consiglio il a8 di 
marzo 14^2 il magistrato de’ X a cui più 
specialmente era commessa la tutela della 



ii 

cosa pubblica , e che negli affari di stato 
procedea per vie segrete e con grandissima 
autorità, giudicò che dovendosi far prov* 
visione sopra un negozio di tanta impor- 
tanza, si facesse coll’aggiunta di venti nobili 
da scegliersi tra que’del consiglio detto dei 
pregati. E siccome nel magistrato de’ X. 
aveano sedia e voto il doge, co’ sei consi- 
glieri , senza de’ quali quella larva di prin- 
cipe, non solo nulla potea deliberare, ma nè - 
anche aprir le lettere , nè dare udienza , 
nè trattar di qualsivoglia affare; così vernano 
in totale que J che dovean conoscere de fatti- 
dei Carmagnola ad essere in numero di 
trentasette. E certo fu laudevole ordine 
de’ Veneziani questo, che, così nelle cose 
pertinenti al reggimento dello stato, come 
ne’ giudizi tutto si facesse per via di collegi, 
nulla per autorità di singolari persone. Le 
risoluzioni pigliavansi poi a maggioranza di 
voti per via di ballotte di panno, che s in- 
trometteano in un bossolo a tre scomparti- 
menti, di colori diversi; dove il bianco era 
per la condanna, il verde per la liberazione. 



)3 

il rosso indicava che la cosa non era chiara, 
e che si volea meglio considerare, e questi 
voti si chiamavano non sinceri. * 

Addì 29 di inalzo essendo capi del consi- 
glio de’X ser Marco Barbadico, ser Lo- 
renzo Cappello, ser Lorenzo Donato; e av- 
vogadori del comune , il qual ufficio rispon- 
deva a quello di avvocato fiscale, ser Tom- 
maso Michiel e ser Francesco Loredano, fu 
messo il partito, o, come i Veneziani diceva- 
no, andò parte, che si cercasse di aver fra le 
mani il Carmagnola ; e fu vinta con J9 voti, 
essendone undici contrarii} e quattro non 
chiari.** Per tirar con destrezza a Venezia la 
vittima designata , e , tornando vano ogni 
artificio, per pigliarlo il più sicuramente e il 
più ascosamente che si potesse, fu mandato 
a Brescia il segretario Giovanni de Imperiis 
colla seguente istruzione. « Giovanni, ti 
comandiamo, insieme col nostro consiglio 

* Sansovino, Descrizione di Venezia. Contarino, La rep. ed 
i magistrati di Vinegia. Gianotti, La repubb. di Vinegia. 

** Per questo e per tutto quel che segue V. i Documenti che 
Vautore ha trascritti nell* archivio di S. Marco in Venezia, e che 
tono stampati in fine di quest’ operetta, 




*4 

de’X, che di presente ti rechi a Brescia 
con nostre lettere credenziali a trovar il 
conte Carmagnola nostro capitano generale, 
a cui, dopo i saluti e le raccomandazioni 
consuete, dirai, che, appressandosi il tempo 
d’ entrar in campagna , abbiam ravvolto e 
tuttor ravvolgiamo vari» pensieri sul modo 
di ricominciar la guerra in questa estate, 
e di tentare qualche notabile fazione in 
alcun lato contra il nostro nemico e lo stato 
di lui. Ma vedendo siccome oramai è da 
aver poca speranza di passar l’ Adda, e con- 
siderando ciò eh’ egli stesso ha detto al no- 
biluomo Giorgio Cornaro, ed ora anche al 
nobiluomo Francesco de’ Garzoni intorno 
a' propri! disegni, e spezialmente, che nella 
Ghiara d’Adda e ne’ luoghi al di là dall’ Adda 
poco frutto si può sperare perchè le terre 
di Ghiara d J Adda sono forti, ed in fortis- 
simo sito poste fra selve e paludi, acque e 
strade difficili; e che Cremona per essere 
anche assai forte non si può vincere od as- 
sediare senza aver un’ armata sul Po; per- 
lochè non vedeva che altro si potesse fare 



»5 

che andar di luogo in luogo guastando e 
consumando i beni de* nemici; e che tutto 
al più si sarebbero potuti avere alcuni luo* 
ghetti men forti, e non di molta importanza: 
stiamo in molta perplessità pensando a ciò 
che far si debba, affinchè sì gran copia di 
genti non stia a bada inutilmente , e la 
grande spesa che sosteniamo, frutti onore 
ed utile al nostro stato. E fra le altre cose 
ci è venuto in mente ciò che si è ragio- 
nato altre volte, che per avventura maggiori 
e più utili imprese si potrebber condurre 
al di là dal Po contra Parma, Piacenza ed 
altri luoghi di quelle parti, tanto più che 
ci furono offerti e ci si offeriscono tuttodì 
molti buoni partiti che agevolmente si re» 
cherebbero a felice termine se ci trovas- 
simo bene in armi di là dal Po; e sebbene 
siffatta opinione e così fatti partiti ci va- 
dano molto a genio, tuttavia- perchè di ciò 
si deliberi con maturo consiglio, conside- 
rando ch’egli ha perfetta scienza de’ luoghi 
e delle condizioni di tutta Lombardia tanto 
di qua che di là dal Po, e sapendo che il 




i6 

magnifico signor di Mantova è vicino a 
que' luoghi e ne debbe aver piena notizia, 
pel caso che gli si domandi il passo per le 
sue terre; e sapendo ancora ch'egli ha latto 
costrurre nel Po alcune opere per impedire 
che la forza navale del duca di Milano 
possa discendere al disotto di Borgoforte, 
mercè le quali opere le nostre genti po- 
trebbero sicuramente passare e ripassare , 
abbiamo risoluto di ventilar bene questa 
materia per pigliar il miglior partito che si 
potrà sulle cose da farsi, ci siamo indotti 
a dare al magnifico signor di Mantova P in- 
comodo di venir qua; e però gli abbiamo 
scritto, e T aspettiamo a momenti. 

« E nella medesima guisa ci raccoman- 
diamo ad esso Conte, e lo richiediamo di 
venir da noi il più presto meglio, perocché 
vi troverà il prelodato magnifico signor di 
Mantova ; e noi con tutti e due potremo 
discutere, esaminare, e capir bene questi 
affari, e quindi prendere migliore e più salu- 
tar consiglio. — Lo esorterai pertanto e sol- 
leciterai a venir qua il più presto possibile, 




e, se consente, verrai con esso fino a Ve- 
nezia e ci darai avviso del giorno che avrà 
risoluto di partire. 

« Se poi ricusasse o trovasse pretesti per 
non venire, cosicché si scoprisse essere mente 
sua di non farne altro, allora, perchè non 
adombri, gli dirai, che, poiché così gli piace, 
udresti volentieri 1’ animo suo sopra quello 
che si potrà fare nella prossima estate, ed il 
suo parere sulle cose ragionate deirOltre- 
Fo, affine di poterne scrivere a noi. Avuta 
la sua risposta, farai di trovarti nel modo 
più destro e segreto, sicché niuno possa 
sapere o sospettare di che si tratti, in un 
luogo appartato ed occulto col podestà e 
co’ capitani nostri di Brescia e col N. H. 
Francesco de’Garzoni provveditore, ai quali, 
sotto segreto, dirai da parte nostra e del no- 
stro consiglio de’X, siccome abbiamo delibe- 
rato e vogliamo che il conte di Carmagnola 
sia preso e messo in carcere, e però loro co- 
mandiamo d’ avvisare in comune ai modi 
ed alla forma che parranno più acconci per 
recar ad effetto le nostre intenzioni con 



2 




*8 

quella sicurtà del nostro stato e con quella 
celerità che si potrà maggiore; ed osservati 
i modi convenienti lo facciano sostenere e 
sotto buona custodia collocare nel castello 
superiore di Brescia , per modo che non 
possa scampare. Ma ricordiamo loro per 
la sicurtà dello stato nostro, che, siccome 
vedono esser quest’atto d’una stragrande 
importanza per molte cagioni ch’eglino co- 
nosceranno , così prima di farlo pigliare , 
avvertano e provvedano a far fare buona 
guardia alla città ed a’iuoghi del Bresciano, 
e spezialmente agli Orci Nuovi, a Monchiaro 
e Palazzuolo: e perciò intendiamo che si or- 
dini al magnifico Orsino degli Orsini di non 
allontanarsi dagli Orci Nuovi e che avvisino 
ser Marco Longo che attenda a far buona 
guàrdia: e perchè sono sul luogo rimettiamo 
nel loro arbitrio e nel loro giudicio di far 
le provvisioni che parranno alla loro pru- 
denza opportune per la sicurtà del nostro 
stato. Non essendo fattibile che di qui diamo 
tutti gli ordini necessarii, potranno valersi 
per questa bisogna del nostro fedelissimo 



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' *9 

Piero degli Avogari, e d’altri nostri divoti 
in cui possano aver piena fidanza per man* 
dar ad effetto i nostri consigli con intera 
sicurezza della cosa pubblica. 

« Vogliamo ancora che, preso il Conte, 
incontanente sia sostenuta la Contessa sua 
moglie, e si ponga la mano sulle lettere, 
sulle scritture e sui denari ed altri suoi beni, 
di cui si farà un inventario , riponendoli 
poscia sotto buona custodia finché venga 
per noi provveduto; e d’ ogni cosa ci dieno 
particolar informazione. Vogliamo spezial- 
mente e ti comandiamo che appena giunto, 
prima di presentarti al Conte, ti trovi segre- 
tamente co 5 rettori, e col provveditor nostro, 
a cui farai palese la presente commissione 
per loro governo, poiché nient’ altro ai me- < 

desimi ne scriviamo, comandando loro per 
autorità di questo Consiglio a pena dell'avere 
e della persona che, occorrendo che il Conte 
non venga di sua volontà a Venezia, ese- 
guiscano le cose sopradetle. » 

Statuirono ancora nel medesimo consi- 
glio che venendo il Conte a Venezia sarebbe 



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ao 

sostenuto a riquisizione de’X senza nuova 
deliberazione. Che, ove per istrada avesse 
vento di quel che si macchinava a suo 
danno e tentasse di fuggire, il segretario 
de Imperiis potesse farlo pigliare ; e che 
ne fosse fatto comandamento a pena del- 
l’avere e della persona a tutti i rettori, per 
lettere aperte da consegnarsi al de Imperiis. 

Che per adonestar la presenza del Car- 
magnola e per mantener le genti sue nella 
fede si scrivesse a’ condottieri ; che infine 
essendo questo negozio del Carmagnola di 
tanta gelosia ed importanza quanta ciascuno 
poteva immaginare, n'andasse pena la vita 
e 1’ avere a chi ne facesse parola, e fosse 
pure con un del Consiglio, o facesse qual- 
che dimostrazione da cui se ne potesse ri- 
cavare il menomo indizio. 

La Signoria scrisse poi addi 3o di marzo 
le lettere seguenti al signore di Mantova, 
al conte Carmagnola, ed ai condottieri. 

« Al magnifico signor di Mantova. 

cc Perchè abbiam risoluto per certi buoni 
ed importanti rispetti di tener discorso colla 




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vostra magnificenza; perciò con paterno 
affetto vi preghiamo che non vi sia grave di 
trasferirvi fin qui di persona; e quanto più 
sollecitamente verrete, tanto maggiore sarà 
il piacer nostro. Imperocché abbiamo simil- 
mente comandato al magnifico conte Car- 
mignola nostro capitano generale che qui 
ne venga, affinchè con tutti e due ad un 
tempo conferire per noi si possa. « 

« Al magnifico conte Cannignola capi- 
tano generale. 

« Il prudente e circospetto uomo Giovanni 
de Imperiis segretario e fedel nostro è stato 
da noi incaricato di riferire alcune cose alla 
magnificenza vostra ; onde piacciavi di pre- 
stare a'suoi discoi’si la fede che dareste a 
noi medesimi. » 

a Al magnifico Luigi di S. Severino 
condottici’ nostro diletto. Francesco 
Foscari duca di Venezia eie. 

« Affinchè non vi sia cagione di maravi- 
glia quel che testé s : è fatto contra la per- 
sona del conte Cannignola, vi assicuriamo 
che da certe importantissime e giustissime 









9 * 

cause concernenti l’onore e lo stato nostro 
vi siamo stati sospinti; ned altra via c’era 
per la salvezza dello stato nostro che di farlo 
pigliare. 

« Della qual cosa rechiamo l’annunzio alla 
V. magnificenza, certificandola che per ciò 
non intendiamo rimuoverci dalla guerra, 
ma anzi d’insistere con maggior caldezza 
nelle fazioni che le nostre genti d’arme deb- 
bono sostenere. Siate dunque di buono e 
saldo e costante animo, siccome lo siete stato 
per l’ addietro per l’onore e l’esaltamento 
dello stato nostro, adoperandovi in questi 
esercizi voi e la vostra compagnia, siccome 
abbiam cagione di credere e di sperare. 

« Intanto, finché abbiam provveduto al- 
trimenti al capitanato delle nostre genti 
d’arme; ovvero finché altro ne scriviamo 
alla M. V. vogliamo che tutto ciò che vi 
diranno e comanderanno i rettori ed il prov- 
veditor nostro di Brescia in ogni caso e ne- 
gozio, eseguir lo dobbiate come se l’udiste 
dalla propria nostra bocca, prestando loro 
obbedienza come a noi medesimi. >j 



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a3 

Altre lettere di simil tenore furono scritte 
ai seguenti condottieri : 

Al magnifico signor di Ravenna. 

A Piergiampaolo Orsino. 

Al M. Orsino degli Orsini. 

Al M. Borso marchese Estense. 

Al M. Lorenzo da Cotignola. 

Al valoroso Luigi del Verme. 

Al valoroso Taliano Forlano. 

Al valoroso Pietro di Navarino. 

A Ser Antonello de Ruffaldi. 

A S. Taddeo Marchese. 

A S. Cesare di Martinengo. # 

A S. Gasparo di Canedulo. 

A S. Scaramuccia di Lucerà. 

A S. Scariotto di Faenza. 

A S. Rizzo di Viterbo. 

A S. Ventura di Rodigio. 

Con tali commissioni andò il segretario 
de Imperiis a Brescia, e trovato il Carma- 
gnola, non durò*fatica a persuaderlo» d'an- 
dare a Venezia sotto specie di consultar colla 
Signoria sul piano della futura campagna. 
Messosi senza esitare in cammino v’ approdò 



34 

r iufelice Conte il dì sette d’aprile,* e rac- 
colto in sulle prime con grande onore, fu 
condotto a palazzo dove mentre pensava 
d’essere introdotto nelle stanze del Doge, 
gli fu detto che il principe era indisposto e 
che lo vedrebbe all’ indomani ; intanto il 
suo corteggio era stato congedato col pre- 
testo che il Conte dovea desinar col Doge ; 
e le porte del palazzo s’eran chiuse. Di- 
sceso il Carmagnola per andarsene a casa, 
mentre attraversava il cortile, signor Conte, 
gli disse uno de’ gentiluomini che lo accom- 
pagnavqfio, venga da questa parte. Non è 
la strada , rispose il Carmagnola ; anzi è la 
via dritta, replicò l’altro, e in quel punto 
sbucarono gli sgherri e lo sospinsero nelle 
prigioni che un breve ponte, chiamato con 
infelicissimo augurio ponte de’ sospiri, con- 
giunge al palazzo ducale. Dicesi che a quel- 
l’ atto travedesse quel misero il fato che gli 
soprastava, e sciamasse : sonjnorto.** I Dièci 



* Errarono gli autori che assegnarono la sua venuta all’ otto 
d’aprile. V. ■ Documenti. 

** Sanuto. Nella vita di Francesco Foscari, 



a& 

scrissero subito al podestà, al capitano ed 
a’ provveditori di Brescia la notizia del fatto, 
esortandoli a far buona guardia. Ed intanto 
in quella città furon presi la moglie del Car- 
magnola, Giovanni de Moris suo cancelliere, 
e tutti i suoi famigli, e condotti a Venezia ; 
gli furono ancora tolte e messe sottp se- 
questro tutte le sue scritture, e quel che 
più monta, gli furono occupati i tesori che 
militando avea raccolti, e di cui prima an- 
cora che fosse giudicalo , i X si giovarono 
per dar le paghe ai soldati, e levare in sì 
difficili momenti ogni cagione di malcon- 
tento.* 

Intanto per calmare la gran commozione 
d’animi che quel fiero avvenimento doveva 
universalmente suscitare, e per isfuggire 
l’accusa di crudeltà e d’avarizia, anzi di 
crudeltà mossa da avarizia, la Signoria man- 
dò attorno sue leLterc in cui esponeva le 
cagioni che T aveano indotta a quel passo. 



* V’ è la provvisione nel registro del Consiglio de’X, per 
essa danno a* Rettori di Rrescia la facoltà di valersi di cjuc* da- 
nari se lo giudicano conveniente. 



-4 



s 



a6 

Pregio dell’opera sarà il riferir quella che 
scrisse n Fantino Michiel procurator dì 
S. Marco, ed a Paolo Correr, suoi ambascia- 
dori a Ferrara. 

« Sebbene già da lunga mano, vedendo 
in qual guisa le cose nostre erano governate 
dal conte Carmignola, nostro capitan gene- 
rale, avessimo non lieve sospetto de"’ fatti 
suoi per moltissime conjetture e diversissimi 
indicii, abbiamo tuttavia dissimulato finché 
la cosa fosse più manifesta, perocché assai 
ci costava il credere a tanta scelleratezza. 
Essendo ora certificati di ciò che da lunga 
mano si sospettava, éd avendo avuto aperta 
certezza della mala intenzione e delle prave 
opere di detto Conte, cosicché continuando 
di questo tenore, un massimo, anzi un evi- 
dentissimo pericolo soprastava allo stato 
nostro, il quale a poco a poco, sotto spe- 
ranza di bene, era dallo stesso Conte con 
grand’arte condotto in rovina, abbiam de- 
liberato di chiamarlo sotto ragionevol pre- 
testo a Venezia; ed essendovi egli finalmente 
giunto, l’ abbiam fatto pigliare e metter in 



a 7 

carcere; per lo che speriamo col divino 
ajuto che lo stato nostro sarà libero dai 
futuri pericoli, e che le cose di guerra pro- 
cederanno con gloria e felicità, e con laude 
e vittoria , come si desidera. 

« Vogliamo pertanto che a codesto illustre 
signor marchese diate in nome nostro noti- 
aia di cjuesto avvenimento, essendo noi cer- 
tissimi, che sua magnificenza, la quale con- 
sidera come suo proprio ogni bene ed ogni 
male del nostro dominio, commenderà que- 
sta nostra risoluzione. E la medesima cosa 

v 

direte agli spettabili oratori fiorentini. 

« Ma vogliamo che siffatta novella non 
rechiate nè al marchese, nè agli oratori al 
momento che riceverete la presente lettera, 
ma, se vi perverrà un d\ al dopo pranzo o 
all’ incirca, indugiate a farne parola fino 
alla mattina del dì seguente. » 

Lettere d’ ugual tenore, ommessa l’ultima 
parte, furon mandate al podestà ed al capi- 
tano di Trevigi, al podestà ed al capitano 
di Vicenza, al luogotenente della patria del 
Friuli, ed agli ambasciadori della repubblica 



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in Reggio ; e sopra siffatte lettere, siccome 
quelle che sono di grand’importanza per 
attingerne la misura della reità del Carma- 
gnola, ritorneremo col pensiero , dopoché 
avremo imposto fine alla dolente storia. 

Addi undici d'aprile si vinse il partito di 
fare, come si chiamava, un collegio d' esa- 
mina affine d’istrurre, come si direbbe con 
vocabolo legale, la causa del Conte. I giu- 
dici a ciò deputati furono Luca Mocenigo, 
consigliere, Antonio Barbarigo, Bartolomeo 
Mauroceno, Marino Landi, capi de’X; Marco 
Barbadico , Ludovico Venco , inquisitori ; 
Francesco Viaro e Francesco Loredano, av- 
vogadori del comune. Furono poi deputati 
per supplire il Barbarigo ed il Loredano, 
Daniele Vettori e Paolo Correr. ^ 

Ebbero questi giudici amplissima facoltà 
d’esaminare anche co’ tormenti il Conte, e 
Giovanni de Moris suo cancelliere; come 
pure di carcerare, esaminai^ e tormentare 
qualunque altro, che paresse colpevole 
d’aver fatto pratiche e trattati contrari all’o- 
nore, alla fama ed allo stato della repubblica 



*9 

veneta. Condotta la causa a maturità do- 
veano riferirne al consiglio per la provvi- 
sione definitiva. 

Durarono assai tempo questi esami fa- 
cendo, secondo il solito, i capi de' X l’ufficio 
d’ interrogatori, e scrivendosi dal cancelliere 
le risposte de’rei. Sopravvenuta la settimana 
santa furono interrotti ; ripresi poi con 
nuovo vigore e continuati di e notte in 
seguito a nuova parte del consiglio del 23 
d’ aprile. 

Infine la mattina del 5 di maggio parve 
la causa matura , e uditane la relazione si 
passò senz’altro alla sentenza; imperciocché 
ne’giudicii di stato e in tutti quelli che si 
definivano da quel tremendo collegio, nè 
i’ammetteano avvocati a difendere il reo, 
nè si lasciava al reo la cura di difender se 
stesso; poiché senza di lui si riferiva la 
causa, e si rendea la sentenza. 

Ventisei voti bianchi contra un verde, e 
nove rossi dichiararono il Carmagnola col- 
pevole di tradimento; messosi poi, secondo 
l’uso, di nuovo il partito rispetto alla qualità 




3 o 

della pena, fu data con soli 1 9 voti contea 
17 la seguente sentenza. 

Il cinque di maggio. 

« (Va parte) Che codesto conte Francesco 
Carmignola, pubblico traditore del nostro 
dominio, oggi, dopo nona all’ora consueta, 
sia condotto con una spranga in bocca e 
colle mani legate dopo il tergo, secondo il 
solito, in mezzo delle due colonne sulla 
piazza di S. Marco al luogo della giustizia, 
e colà gli sia mozzato il capo dalle spalle, 
sicché muoja. E presala presente parte tosto 
tre del collegio, vale a dire un capo, un 
inquisitore ed un awogador del comune, 
vadano a notificare alio stesso Conte ciò che 
si sai'à deliberato. 

« La moglie poi di cotesto Conte abbia 
vita naturai durante il frutto di ducati 
dieci mila alla camera degli imprestiti, col 
patto che abiti nella nostra città di Trevigi, 
e partendone perda quell’ utile. 

« Le due figlie del Conte, che non son 
maritate, abbiano de’ beni paterni pel loro 



1 




3i 

maritaggio cinque mila ducati di buoni da- 
nari ciascuna, i quali si porranno fin d’ora 
alla camera nostra de’ prestiti, ed il frutto 
di essi loro si dia a tempo a tempo per vi- 
vere finché trovin marito, e purché vivano 
nel nostro dominio. Morendo senza marito 
potranno testare fino a mille ducati. Se sa- 
ranno maritate potranno disporre dell J in- 
tera somma. Nè potran maritarsi senza la 
licenza della maggior parte del Consiglio 
de’X. Tutto il rimanente poi delle sostanze 
del Conte s’ intenda confiscalo al nostro 
comune. 

« L’altra figliuola del Conte fidanzala al 
Malatesta, se il matrimonio non avesse luogo, 
sia in pari condizione delle sorelle.* » 

Questa sentenza fu data, giova ripeterlo, 
con 19 voti contro 17. Di questi 17, nove 
furono non sinceri, cioè di quelli che non 



* Di qui s ‘ vede che tre, non una o due come è stalo 
creduto ( V. Tenivelli e Manzoni), erano le lìgie e del Carma- 
gnola. Questa di cui qui si fa cenno, fu fatta ma rire dal pro- 
prio marito Sigismondo Malatesta tiranno di Rimimi, che dopo 
di lei n’uccise bestialmente altre due, Ginevra d’ Esle e Dru- 
sina Sforza, 

| 

* i\ ••• . . 

- 



I 

3à 

giudicavano abbastanza chiamala cosa; otto, 
e fra questi era il doge Francesco Foscari 
con tre consiglieri, giudicavano che fosse 
sufficiente pena agli errori del conte il car- 
cere perpetuo. 

La crudel sentenza ebbe sollecita ese- 
cuzione. Comparve in sulla piazza il mi- 
sero Conte colle mani legate dietro le 
spalle, e col bavaglio in bocca, custodito 
dal capitano delle carceri, e dai quattro 
padroni di nave che gli avean fatto la guar- 
dia in prigione. Il popolo accorso in gran 
folla al miserando spettacolo vedea con in- 
finita pietà quel grande infelice che, pochi 
anni prima , avea veduto uscir trionfante 
tra i voti ed i plausi dei popolo sulla me- 
desima piazza, dopo d’ aver ricevuto il gon- 
falon di S. Marco ; e rammentava come in 
altra occasione, dopo d’aver rialzato con 
liete vittorie la fortuna della l'epubblica e 
d’essere per merito de’ suoi servigi, stato 
scritto al libro d’oro e fatto conte di Castel- 
novo e di Chiari , scontratosi in mezzo a 
tanta pompa e a tanta grandezza col proprio 

/ 

/ 

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53 

padre Bartolomeo, corresse con grandissimo 
amore a giltarsigli al seno, cingendo colle 
vittorióse sue braccia, in faccia a tutto il 
popolo, l’abbrustolito capo del povero con- 
tadino. * 4 

La testa del Carmagnola cadde al terzo 
colpo di scure, fra le due famose colonne 
al lido del mare; ed insanguinò le marmoree 
soglie su cui meno d’ un mese prima egli 
solo, securo, senza sospetto, avea messo 
piede a guisa più di trionfator che di reo. 
Ma quel sangue che spezzò i cuori del pie- 
toso ma timido popolo veneziano, levò un 
grido di vendetta in tutta Italia, vendetta 
la quale fu ancora invocata, quando quasi 
cent’anni dopo tanti Sovrani giurarono la 
l'ovina di Venezia per mezzo della famosa 
lega di Cambrai .* 2 

Il cadavere del Carmagnola fu sepolto 
in S. Maria gloriosa de’frari ,* 3 dove venti- 



*1 Quest’alto di pietà figliale fu celebrato in versi latini e 
italiani da Adamo Fumano Veronese, Giovio, Fingi tradotti 
dal Domeoichi. 

*2 Denina, Rivoluz. d'Italia, lib, v. c. I. 

*3 V. il documento. 



S 



‘.Tt • » 



34 

cinque anni dopo ebbe anche riposo il doge 
Francesco Foseari, di cui ancor oggi si vede 
il superbo sepolcro , e tanto superbo che 
pochi re l’ hanno uguale. Ma il cadavere del 
Carmagnola ne fu poi levato, e portato alla 
chiesa di S. Francesco a Milano. * 

Antonietta Visconti seppe la dolorosa nuo* 
va a* sette di maggio. Liberata dalle carceri 
ottenne la facoltà d’abitare nel monastero 
delle vergini, ricovero di nobili fanciulle, 
appresso a S. Pietro di Castello, ora bagno 
de’ condannati; il cancelliere e gli altri fa- 
migli del Conte ottennero la libertà. 

Compiuto il tristo racconto corre natu- 
ralmente al labbro la domanda: Ma il Car- 
magnola meritava egli la morte ? Intera , 
soddisfacente risposta a tale inchiesta dar 
si potrebbe soltanto se fossero a noi per- 
venute le carte della inquisizione che al- 
lora ne fu fatta. Ma gli ordini di quel te- 
nebroso collegio voleano che tali processi 

* V. Tenivelli op. cit. p. 179, dove si riferisce l’iscrizione 
posta sul sepolcro del Carmagnola e d’ Antonietta Visconti sua 
moglie. 



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35 

fossero dati alle fiamme, e de* molti che se 
ne fecero neppur uno se ne conserva nel- 
r archivio di S. Marco; onde errò certa- 
mente chi disse alla signora Michiel d’aver 
veduto quello del Carmagnola. Tuttavia suffi- 
ciente x’isposta si potrà formare coll’ajuto di 
fatti e di congetture fondate sopra la storia 
contemporanea, e più di tutto sopra le de- 
liberazioni del Consiglio de’ X, che pub- 
blichiamo. 

Il Carmagnola sentiva molto altamente di 
sè, come accade per l’ordinario a quelli 
i quali, essendo di basso luogo saliti a grande 
stato, credono d’ esserne debitori più alla 
propria virtù che alla fortuna. Quanto do- 
vesse increscere ad un capitano vittorioso, 
accettato nella famiglia, congiunto col san- 
gue de’ Visconti, il freno che due gentiluo- 
mini Veneziani col titolo di provveditori 
gli melteano in bocca; che ferita dovesser 
fare in quel cuore bollente le fredde e ricise 
ripulse date ad un suo progetto; che tem- 
pesta farvi nascere il consiglio dato con 
fronte comandatrice dì fare e di non fare 



36 

questa e quest’ altra cosa, il vede agevol- 
mente chi considera le condizioni del Car- 
magnola e quelle de’provveditori. Mi fermo 
a parlar di ciò, perchè non v’ ha dubbio 
che nel cuore de’ provveditori germogliò 
prima quell’astio che i loro scritti e le loro 
parole diffusero poscia ne’ consigli della 
repubblica; e perchè può esser benissimo 
accaduto che il superbo dispetto che quella 
incomoda tutela aveva acceso nell’animo 
del gran Capitano , lo facesse esser men 
pronto a pigliar le occasioni di vincere , 
occasioni che son sempre tanto fuggevole 
Del rimanente vero è che il Carmagnola 
non avrebbe dovuto liberar i prigionieri a 
Maclodio, postochè i provveditori gliene fa- 
ceano aperto divieto. Ma tale era l’ uso di 
guerra, e molta scusa meritava il Carma- 
gnola, se credeva che l’autorità de’prov- 
veditori non giugnesse tant’oltre da privare 
un capitan vittorioso del dritto di servire 
ad una consuetudine generosa. Nel i/\5i 
Pietro Loredano ruppe i Genovesi appresso 
a Capo di Monte, e ne menò prese la ca- 



3 7 

pitana ed undici galee. Nè so che sia stato 
biasimato dell’aver incontanente con grande 
umanità liberato le ciurme. * Ciò che gli 
ammiragli Veneti potean fare perchè dun- 
que non F avrebbe potuto il Carmagnola? 

Si disse che agevole gli sarebbe stato « 
allora correre col favor della vittoria fino 
a Milano; ma più agevole era dirlo che farlo; 
e chi Io disse non avvertì quanto costi anche 
al vincitor la vittoria, e che tempo gli bi- 
sogni a riparar sue perdite , a ristorarsi 
di sue fatiche. Del rimanente di questa, come 
d’altre occasioni perdute il Carmagnola fu 
accusato leggermente, senza esame di fatti, 
senza discussion di ragioni da voci d’ igno- 
ranti o malevoli, non da giudici competenti, 
non dai capitani dell’ età sua; onde vano 
sarebbe ed ingiusto il fargliene carico. Più 
grave accusa è quella del soccorso negato 
a Nicolò Triuisano. Ma il Carmagnola se 
ne scusava con dire, ch’egli medesimo cor- 
rea rischio d’ essere assalito, e che perciò 



* Giuiliniani. Annali di Genova. 




38 

non dovea muoversi. Accampato con suo 
vantaggio non credette di doversene dilun- 
gare e porgere il fianco al nemico. Altronde 
sapeva il Triuisan più forte dell’ armata che 
scendeva a combatterlo, e però potea cre- 
dere che bastasse da se solo a superar quella 
fortuna. Infatti più alla codardia del Tri- 
uisan che al negato soccorso del Carma- 
gnola fu allora attribuita la sconfitta ; ne 
fa fede il Sanuto, il quale dice che quel gen- 
tiluomo si portò vilissimamente; ne fa fede 
più ancora l’esilio perpetuo a cui fu condan- 
nato. Se così grande parve la colpa del Tri- 
uisan, segno è che si credea che colle proprie 
forze avrebbe potuto vincere; ed in tal caso 
dov’è la colpa del Carmagnola? Infine anche 
in questo fatto manca il giudizio di un con- 
temporaneo che, rimoto da ogni passione, 
abbia saputo discernere se ricusando il soc- 
corso facesse fallo, oppure avesse secondo 
P arte della guerra giusta cagione di rima- 
nersi. * 

* V. Manzoni prefazione alla tragedia intitolata II conte 
di Carmagnola., 



. Consisteano pertanto in meri sospetti le 
cagioni che indussero i X a porre in ceppi 
il Carmagnola; e ciò apertamente si scorge 
dalla lettera che ne scrissero a Ferrara. 
Jvi parlano non d’ un fatto positivo, non 
di lettere intraprese e rivelatrici d’un tra- 
dimento, ma di sospetti, d’ indizi, di con- 
getture ; ivi affermano che il loro stato 
paulatim per ipsum comitem sub spe boni 
magnis artibus in pivcipitium ducebatur; * 
* il paulatim dimostra ad evidenza di qual 
natura fossero i loro sospetti. Lagnavansi 
essi del modo che teneva il Carmagnola nel 
far la guerra. Credevano che a bello studio 
si lasciasse battere, trascurasse le utili im- 
prese, pigliasse le cattive, per condurre a 
poco a poco, senza che altri se ne avve- 
desse, il loro stato in rovina. Ma questo 
tradimento di nuovo genere era forse pro- 
babile? Era forse probabile che il Carma- 
gnola consentisse a lasciarsi a brano a brano 
sfrondar gli allori, di che tante vittorie gli 



* V. i Documenti.! 



avean cinta la fronte, quando se avesse vo- 
luto tornar al Duca , agevole gli sarebbe 
stato il farlo, e, padrone com’era dell’animo 
de’ suoi soldati, rivolgere contro la repub- 
blica le sue bandiere ? Questo trattato di 
lunga esecuzione, d’esecuzione anche in- 
certa, perchè dipendeva in gran parte dal 
caso, potea forse convenire ai bisogni del 
Duca, all’indole impetuosa del Conte? Cosa 
più contraria ad ogni probabilità, diciam 
meglio cosa più assurda non si è certo potuta 
mai immaginare. Il vero sarà che il nome 
del Carmagnola e le sue prime vittorie de- 
stando una maravigliosa universale aspetta- 
zione avran fatta concepire alla repubblica 
la speranza di sempre maggiori successi ; 
che gli infelici eventi, che sempre s J attri- 
buiscono a gran carico del capitano che vi 
soggiace, saranno quindi paruti cosa tanto 
straordinaria da generare grave sospetto 
della sua fede; che il Carmagnola stesso si 
sarà forse nella terza guerra mostrato men 
vivo per gli interessi della repubblica, affin 
d* insegnarle a non istancare per mezzo 



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de’ suoi orgogliosi commissari! la pazienza 
de’ suoi generali, poiché le era toccata la 
rara ventura d’ avere a suoi stipendii un 
suo pari. Avrà sperato il Carmagnola che 
la repubblica accortasi del suo dispetto gli 
avrebbe abbandonata T intera balia delle 
cose di guerra, per condur le quali non avea 
certo mestieri de’ consigli d’ un Cornavo e 
d’ un Garzoni. Ma egli non conoscea la po» 
litica Veneziana. 

I sospetti generati da queste cause, in- 
granditi dai rapporti de’ provveditori de- 
tei minarono i X a farlo pigliare. Poiché 
la repubblica dubitava che il Carmagnola 
non procedesse lealmente nel far la guerra, 
poteva, anzi dovea rivocarlo dal comando 
delle sue genti. Ecco la sola pena che un 
altro governo dato avrebbe ad un capitano 
di cui non fosse abbastanza chiara la fede. 
Ma Venezia non lo credeva amico, e noi 
volea nemico. Quando con quattro soli votf 
si vinse che fosse preso, si vinse altresì che 
si dovesse spegnere, perchè dopo una tale 
ingiuria fatta ad un tant’uonio, la politica 




4 * 

veneziana non consenta di far altro di lui, 
Eppure a dimostrar quanto dubbia paresse 
a quei collegio la pretesa reità del Car- 
magnola riman la memoria d’ undici voti 
contrari alla parte presa, e di quattro non 
sinceri; anzi riman memoria che alla prima 
ballottazione v’ erano 16 voti soli favore- 
voli alla parte, undici contrari, e sette noi* 
sinceri; cosicché la proposta di pigliar il Carr 
magnola era rifiutata, se non si procedeva 
a nuova deliberazione. Tradimento vero e 
tradimento tanto più infame quanto è più 
orribile ad un governo che a privata per- 
sona il tradire , fu il pretesto con cui si 
chiamò a Venezia, fu 1 ’ arte con cui, per 
meglio ingannarlo, si chiamò ad un tempo 
il Gonzaga, fu l’ onore con cui fu ricevuto 
a Padova e mandato incontrare da otto gen- 
tiluomini quando toccò le acque della La- 
guna. Laddove piena di fede, piena di maestà 
e massimo indizio di sua innocenza è la 
prontezza con cui quel magnanimo accorse 
all’ insidioso invito. 

Di quel che si cavò dalle risposte del 



43 

Carmagnola, e degli altri che furono esa- 
minati, i registri de’ X non ci hanno con- 
servata memoria; il 5 di maggio ne fu fatta 
relazione al Consiglio, e si mise il partilo 
di considerarlo come traditore propter ea 
que dieta et leda sunti d’alto mistero si 
velano le prove dei tradimento. Ma ben 
pare che almeno si sarebbe fatto cenno della 
sua confessione, se egli, cedendo al tormento 
che gli fu dato crudelissimo, della corda e 
del fuoco a’ piedi, avesse confessato il mis- 
fatto di cui era imputato. Ma neanche una 
tal confessione è ricordata dai X. E sebbene, 
come abbiam già osservato, secondo l’ in- 
dole ben nota e la politica di quel terribile 
collegio, il Carmagnola dovesse conside- 
rarsi già condannato e ucciso quando fu Z*' 
preso, tuttavia la maggiorità di due soli voti 
il trasse a morte; otto, e fra essi il Doge, 
lo giudicarono abbastanza punito col car- 
cere perpetuo, e nove protestarono di non 
esser chiari abbastanza del fatto; il che era 
un’ onesta ripulsa data alla parte. Del ri- 
manente che fondamento si potrà far d’ un 



/ 




giudizio, in cui il diritto il più sacro, im- 
prescrittibile, a cui niuno nè anche volendo 
può rinunciare , il dritto della difesa era 
negato al reo; * in cui i giudici erano ad 
un tempo gli accusatori; in cui per la qua- 
lità del misfatto di cui si trattava essi rae- 
desimi eran gli offesi? 

Certo è che tutti quelli arrestati pel fatto 
del Carmagnola come suoi complici, e fra 
gli altri il cancellier de Moris furono ri- 
messi in libertà; certo è che i X si valsero 
de’ tesori del Carmagnola prima ancor della 
condanna per dar le paghe ai soldati; certo 
è che alla morte del Carmagnola si levò per 
l’Italia un grido che ne pubblicava l’inno- 
cenza, e di cui fan fede varii scrittori con- 
temporanei. ** Certo è che i X i quali poco 

* u Questa medesima usanza s’osserva, che non si ammetta 
nel giudicio il reo quando di quello s* ha da dar sentenza, nò 
anco alcuno altro parente od oratore, il quale difenda la causa 
di quello; la qual potestà è conceduta ai rei in qualunque altro 
magistrato s’agitarà la causa. u Contarmi op. cit. lib. ni. fol.xxxix.r 

** Cron. di Bologna. Rer. Ital. xvm. 645. Poggi hislor. 
lib. vi. V. anche il Corio di poco posteriore. 

La signora Renicr Michiel nel v. volume dclVOrtgine delle 
feste V cntzianc pigliò a sostenere contro all'illusire Manzoni la 
giustizia del la sentenza che colpi il Carmagnola, e per agevolarne 




prima non aveano avuto vergogna di tener 
pratica con un Micheleto Mudatio per far 
avvelenare il Duca di Milano, * e che non 
si rimasero se non quando cominciò siifatta 
pratica a divolgarsi, aveano interesse, per 
giustificar in qualche modo se medesimi , 
di far credere che il Duca se la intendesse 
col Carmagnola per rovinar la repubblica; 
non già ch’io voglia attribuire a quest’ ul- 
tima considerazione un gran peso nella sen- 



a se medesima l’assunto non el»l>e riguardo d'infamare cjuell’in- 
feiice con ingiuriosi appellativi. Noi rispettiamo la carità di 
patria anche ne’ suoi traviamenti ; e rispettiamo singolarmente 
il sesso e l’ingegno dell’egregia donna di cui Venezia piange la 
perdita. Onde non diremo altro. Del rimanente, pietosa torse 
rispetto all’antica lor patria, ma vana fatica fu quella della Michiel 
e del Tiepolo per provare la reità del Carmagnola; e un soguo 
è poi il dire che la perdita del Carmagnola fosse già risoluta 
da otto mesi; del che non apparisce la menoma traccia ne* re- 
gistri del Consiglio de* X; ricavandosi anzi dalle parole adope- 
rate un positivo argomento contrario. — 11 Quadri nel suo com- 
pendio della Storia Veneta pensa clic il Consiglio che giudicò 
il Carmagnola noverasse in totale 57 giudici. Noi crediamo 
ch'egli si sia ingannato, poiché troviamo che il numero de*voli 
registrati nelle varie deliberazioni non fu mai maggiore di 36, 
onde non due ma una sola Giunta di venti nobili ebbe in tal 
occasione il magistrato de* X. — Co’ documenti clic noi pubbli- 
chiamo son da correggersi gli errori del Sabellico, del Sanuto, 
del Sandi e degli altri storici. — V. Darò St. di Venezia. Capo- 
lago 1 832 tom.in.nota g. 

* V. i Documenti, 




46 

tenza del Carmagnola; ma gioverà per altro 
di averla accennata. 

Per quanto si è venuto discernendo ed 
osservando, parmi che si possa a buon dritto 
conchiudere: che il Carmagnola fu condan- 
nato, non come traditore, ma come sospetto 
di tradimento; non per la rotta fede, ma per 
la paura che i Veneziani avean di lui;* e 
che questa mercede gli fu data delle due 
province che la vittoriosa sua mano aveva 
aggiunte ai dominii della repubblica. 



* Questa fu anche l’opinioDe del Machiavello, il quale dire 
che u conoscendo ch'egli (il Carmagnola) era raffreddo nella 
guerra giudicorno non poter più vincere con lui; c perchè non 
volcano nè poteano licenziarlo per non riperdere ciò che aveano 
acquistato; ondechè furono necessitati per assicurarsene d’ am- 
mazzarlo. * 



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DOCUMENTI 

estratti , , 

DAI REGISTRI BEL CONSIGLIO DE’ X 

CHE St CONSERVANO 



nell’ archivio si s. marco a Venezia. 



Registro N.° n. misto. Seme. t430, 37. 

( 



< ■ .'«tiU'ii ìIiSoi..' fnì.. / 

'«urna 

m. cccc xxxii indict. x. die xxvrtt martii. 

S. Marcus Barbadìco caput. 

Cum per ea que habemus de factis comitis Carmi- 
gnole necessarium-sit facete prouisionem sed facianda 
est cum bona et matura deliberatione. Vadit pars 
quod de presenti accipi debeat additio isti consilio 
quadraginta nobilium qui eligi debeant seenndum for- 
ntam partis capte in isto consilio et non possint accipi 
nisi de illis qui ad presens suut in sala consilii rogato- 
rum ut celeriterprouideatur prout requirit importan- 
tia rei 

De parte i ; s s . 6 







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48 

Volunt quoti accipiatur addillo isti consilio prò 
causa suprascripta vigiliti nobilium tantum 

De parte 9 

Non o 

Non sincere . ... o 

' Electi de additìone. 

Ser Marcus Teupulo 
S. Marcus Polani maior 
S. Georgius Cornario maior 

iuit prouixor Brixie. 

S. Bertucius Quirino procurator 

S. Antonius Contareno procurator 

S. Marcus de Molino maior 

S. Marcus Memo maior 

S. Sipio Bono maior 

S. Jaeokus Gabucius maior 

S. Faustinus Miani maior 

S. Nicolaus Bernardo quondam ser Francisci 

S. Benedictus Aymo maior 

S. Ludouicus Storlado maior 

S. Britucius Faledro maior 

non cui in rogiti:. 

S. Z anotus Culbo maior 

non potuit probari quia ser Marcus Teupolo ipsum espelli!. 

S. Michael Duodo maior ' 

S. Bernardus de Medio maior 
S. Hieronimus de Canali maior 



Ser Marino* Superando quondam ser Nicolai 
S. Homobonus Griti maior. 



49 



Dìe x aprili*. 

Electi loco suprascriptorurn trium nobilitali. 

Ser Laurentius Donato maior 

S. Johannes de Solis quondam ser Costantini 

S. Thomas Michato maior. 

Die xxvui marcii. 

Dominus «lux et consiliari! omnes. 

Quod consilium rogatorum licentietur sed mande- 
tur omnibus sub pena haueris et persone quod teneant 
secretas litteras in dicto consilio et similiter conuoca- 
tum huius consilii de Decem ac additionem datam 
dicto consilio. 

De parte ..12 Seconda vice de parte . 1 8 

Ser Marcus Barbarico 
S. Laurentius Capello 
S. Laurentius Donato 

Volunt quod consilium rogatorum debeat remanere 
et non licentiari donec positus erit finis his que tra- 
ctari debent in isto consilio. 

De parte. . 16 Secunda vice de parte. 16 

Non .... o Non secunda vice ... o 

Non sincere o Non sincere o 




4 



So 



Dìe supfascrlpift. 

Consiliari! omnes. 



Quoniam in partibus suprascriptis collecte sunt sex 
balote pauciores quam sit numerus huius consilii cum 
additione congregati et consiliarii teneant quod debeat 
iterum balotari et aduocatores comunis dicant quod 
receperit finem vadit pars per modum declarationis 
videlicet 

Primo quod debeat iterum balotari 20 

Scr Laureatiti* Capello caput. 

Secundo quod non debeat amplius balotari 1 3 

3 .° non sincere 1 

fr 

m. cccc xxxn. indict. x. die xxix. marlii. 



Se r Marcii! Barbadiro 



S. Laurentius Capello 
S. Laurentius Donato 
S. Thomas Michael 
S. Franciscus Laurcdano 



capita. 

| aduocatores comunis. 



Quod auctoritate huius Consilii mittatur Johannes 
de Imperiis notarius noster Brixiam ad comitem Car- 
mignolam cum commissione infrascripta. 

Johannes mandamus tibi cum nostro consilio de 
Decem quod de presenti vadas Brixiam ad reperien- 
dum comitem Carmignolam nostrum capitaneum ge- 
ncralem cum nostris litteris credentialibus cui post 
salutationes et hortamina consueta expones quod quia 
iam sumus ad tempus quo aliquid fieri debet cum 



5t 

gcntibus nostris prò houore et gloria stattus nostri fé- 
cimus et facimus multa cogitamina super modis ser* 
uaudis hac estate prò exeundo ad campum aut prò 
fàciendo aliquid notabile in aliqua parte contra bostem 
nostrum et statuin suum. sed videntes quod amodo 
babenda est modica spes de transitu Abdue et consi- 
derantes ea que pridem dixit viro nobili Georgio Cor- 
nario ac mine etiam nobili viro Francisco de Garzo* 
nibus de cogitatone que sibi vadit in mentem et pre- 
sertim quod in Giara Abdue et abis locis citra Abduam 
modicus fructus fieri poterit quod loca illa Giare 
Abdue sint fortia et in fortissimo situ posila inter 
nemora paludes aquas et stratas valde fortes. Quod 
quia Cremona est fortis et non habendo armatala in 
Pado impossibile foret iliam vincere vel obsidere. Et 
demum quod non videt quid aliud fieri posset nisi 
ire de loco ad locum consumendo berbas et bona 
bostium et dando vastum locis illis et quod fortasse 
obtineri possent aliqua parua et debilia loca modice 
importante starnus valde dubii et perplexi quid sit 
agendum ut tòt gentes nostre frustra non stent et ut 
tanta expensa quam fecimus et facturi sumus producat 
honorem et utilem statui nostro. Et inter cetera co- 
gitauimus super ea quod alias dictum et ratiocinatum 
fuit. Quod fortasse multo maiora et utiliora facta fieri 
possent ultra Padum contra Parmam Placentiam et 
alia loca partium illarum quam citra Padum et tanto 
jnagis quanto nobis oblata sunt et quotidie offeruntur 



* 



52 

aiulta partila que de facili habere poterunt bonura 
effectum si essemus potentes genti bus ultra Padum 
et licet modus iste et ista partita nobis multum con- 
sonent tamen ut ea que fieri habeut considtius deli- 
berentur et fiant considerantes quod ipse est suffi- 
cientissime instructus de omnibus locis et conditio- 
nibus Lombardie tam citra quam ultra Padum et 
considerantes quod M. dominus Mantue est vicinus 
illis locis ultra Padum ac de ipsis habere debet ple- 
nariam informationem quandocumque opus erit ha- 
bere transitum ultra Padum per passus et loca sua 
in casu quo deliberetur melius esse transire scientes- 
que quod de nouo construi facit quoddam laborerium 
in flumine Padi tam ad prohibendum ne potentia 
naualis ducis Mediolani descendere possit a Burgoforte 
infra quam ad securitatem locorum et territorii sui 
prò laborerio facto gentes nostre tute transire et re- 
cedere possent ad beneplacitum suum deliberauimus 
velie bene discutere et intelligere hanc materiata ut 
per consequens fieri possit bona deliberano quid sit 
agendum hoc tempore futuro vel citra vél ultra Padum 
sicut melius et salubrius esse \idebitur. Et ob hanc 
causata deliberauimus facere fatigare M. dominum 
Mantue ut personaliter veniat ad presentiam noslram 
cui iam scripsimus rogantes eum ut bue veniat qui 
subito hic erit. Et simili modo hortamur et requirimus 
ipsum comitem ut quanto citius sit possibile sumat 
hunc laborem veniendi ad presentiam noslram. Nam 



53 

reperiet hic prefatum M. Dominimi Mantue cum 
quibus ambobus poterimus discutere examinare ac 
bene intelligere ista negotia ac per consequens me- 
liorem et salubriorem deliberationem facere de his 
que fieri habebant inducendo et sollicitando cum quod 
veniat quanto citius sit possibile et si venire delibera- 
bit venias secum usque Venetias et aduisa nos de de- 
libcrationc quam fecerit et de die qua recessurus erit. 
Si vero idem comes venire recusaret aut se aliter ex- 
cusaret ita quod videretur eius intentionem esse prorsus 
non venire tunc ut non capiat aliquam umbram dicas 
quod postquam sic sibi videtur libenter audires ab eo 
opinionem et conceptus suos si aliquid de nouo cogi- 
tauit super his que gerenda sunt estate futura et quid 
sibi videtur de bis que diximus de ultra Padum ut 
possis scribere nobis quod sic habes in mandatis et 
auditis his que tibi dicet postea dextro et secretissimo 
modo ita ut aliquis nec intelligere nec suspicaui possit 
de re infrascripta dabis modum essendi in aliquo loco 
remoto et secreto cum potestate et capitaneis nostris 
Brixie et cum nobili viro Francisco de Garzonibus 
prouisore quibus secretissime dices parte nostra et 
consilii nostri de decem quod deliberauimus et inten- 
dimus quod idem comes Carmiguola intromittatur et 
personaliter capiatur atque detineatur et proinde 
mandamus eis quod inter se aduisent atque deliberent 
àlias vias formas et modos qui eis videbuntur apliores 
et meliores ad exequendum batic nostrana intentionem 



.54 

cum illa securitate status nostri quc possibilis erit et 
quanto celerius sit possibile seruatis tamen modis 
conuenientibus ad factum ut venire possit ad execu- 
tionem faciat illum personaiiter capi et detineri ac sub 
bona et tuta custodia collocari in castro nostro supe- 
riori Brixie per modum quod sit bene tutus et con- 
servatus. Yerum commemoramus eis prò securitate 
status nostri quia sicut vident actus iste est pcrmaxime 
importancie multis respectibus quos edam ipsi bene 
intelligunt quod ante vel postquam veniatur ad actum 
intromittendi et capiendi eum sicut eis melius vide- 
bitur habeant aduertentiam et faciant prouisionem 
ad bonam custodiam et conseruationem ciuitatis et 
locorum nosirorum brixiensium. Sed presertim Ur- 
cearum Nouarum Montisclari et Palasoli et propter 
boc nobis videtur i quod ordinent quod M. Ursinus 
de UrsinÌ8 non recedat cum eius comitiua de Urceis 
Nouis et aduisent ser Marcum Longo quod sit vigil 
ad bonam custodiam. Et quia sunt super facto relin- 
quimus in eorum arbitrio et deliberatione faciendi 
àlias prouisiones que eorum prudentiis videbuntur tam 
prò bona executione facti quam prò securitate status 
nostri quoniam non est possibile quod hic demus 
omnes ordines opportunos possunt exercere in his factis 
fidelissimum nostrum Petrum de Aduocatis ac de aliis 
fidelissimis nostris de quibus possint bene confidere 
prò bona executione suprascripte nostre intentionis 
ac prò securitate status nostri. Volumus insuper quod 



55 

capto dieta Cornile co instanti capiatur etiam et re- 
tineatur eins uxor comitissa ac intromittatur et aeci- 
piantur omnes littere et scriptare sne ac denarii et 
alia bona sua de quibus omnibus fieri debeat inuen- 
tarium ordinatum ac omnia diligenter et bene debeant 
conseruari donec aliud mandabimus supevinde. Scri- 
bantque nobis subito quidquid fecerunt circa omnia 
suprascripta. Principaliter volumus et mandamus tibi 
quod antequam vadas ad presentiam dicti Comitis 
subito cum applicueris reperias te in secreto cum rec- 
toribus et prouisore nostris quibus ostendas totani 
istam commissionem ad eorum auisamentum quo- 
niam nil aliud eis scribimus mandando eis àuctoritatc 
huius consilii sub pena haueris et persone quoniam 
casu quo dictus Comes non veniat spontc ad presen- 
tiam nostrana exequi debeant omnia que superius 
continentur. 

Mandetur quoque nobili viro Mario Dandulo ca- 
pitaneo nostro Brixie qui in proximo complet quod 
licet compleuerit et designauerit regimen suum eius 
successor remaneat ibi et non discedat absque nostro 
mandato et stet ad expensas nostri comunis et in 
omnibus predictis se exerceat sicut fuerit opportunum 
simul cum aliis rectoribus et prouisore. 

Pretcrea scribatur M. Domino Mantue rogando 
cum quod sibi graue non sit venire ad presenciam 
nostram ut sccum conferrc possimus super certa bona 
et importanti causa ut in hoc sit concordantia cum, 



56 

verbis que dici facimus dicto corniti Garmignole. 

Et ex nunc sit captum quod veniente dicto Comite 
Venetias retineatur ad peticionem huius consilii abs- 
que alia noua parte vel deliberacione : 

De parte . . 16 — 19 
De non ...11 — 1 1 
Non sincere .7 — 4 

Die xxix marcii. 

Ser Marcus Baibadico ì 

S. I aurcnlius Capello > capila. 

S. Lnurenlius Donalo ) 

Quia posset occurrere quod post recessum comitis 
Carmignole de Brixia prò veniendo Venetias Secundum 
ordinem datura per istud Cousilium ipse Comes forte 
mutaret propositum secundum ea que sentire posset 
in via et quereret fugere et ire alio et circa hoc sit 
necessarium prouidere. Vadit pars quod per literas 
nostras apertas que consignentur notano nostro ituro 
Brixiam precipiatur et mandetur omnibus rectoribus 
nostris quod ad omnem requisitionem ipsius notarii 
nostri sub pena haueris et persone debcant personaliter 
delinere et detineri facere sub fida et sufficienti custo- 
dia ipsum Comitem in loco sufficienti tuto et forti ita 
quod aufugere uequeat quousque a nobis aliud ba- 
buerit in mandatis. Et eo capto subito aduisare recto* 
res nostros Brixie de detentione predicla. 






57 

Capita suprascripta. 

Quia expediens erit omnino prò bonestando causam 
nostri domimi circa retentionem comitis Carmignole 
scribere conductoribus nostris gentium nostrarum ar- 
migerarum ad hortamen eorum et prò iustificando 
iura nostra vadit pars quod auctoritate buius consilii 
captum sit quod scribi possit ipsis conductoribus in ea 
forma que videbitur dominio et capitibus buius consilii 
De parte omnes. 

Eo die. 

Dominus. 

Quia deliberano uuuc facta in isto consilio super 
factis comitis Carmignole multum importai et requirit 
teneri secreta sicut omnes dare cognoscunt vadit pars 
quod sub pena haueris et persone nullus possit de 
ista materia aliquid dicere vel loqui cum aliquo 
etiamsi essct de isto Consilio nec aliquid diccre vel 
ostendere per quod possit dari noticia de deliberatione 
nostra predicta vel de aliqua per quam aliquid possit 
comprehendi de deliberatione predicta sub pena ha- 
ueris et persone ut dicium est 
De parte omnes. 



M. Domino Mantue. 

Quoniam deliberamus super certa bona causa et 
importanti cum M. vestra conferrc. eam paterna affe- 




: 



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58 

ctione rogarausut grane non sit personaliter ad nostram 
presentinm vos transferre et quanto citius venietis 
tanto gratias nobis erit. Nam similiter ordinauimus 
quod M. Comes Carmignola noster capitaneus generalis 
huc veniat ut cum ambobus simul conferre possimus. 

■ Daium die 3o martii. 

Magnifico Corniti Carmignolc capitaneo generali. 

Cpinmisimus prudenti et circumspecto viro Jolianni 
de Imperiis notario et fideli nostro aliqua vestre ma- 
gnificentie referenda cuius relatibus fidem plenariam 
tamquam nobis propriis placeat adhibere. 

Daium die 3o martii. 



Magnifico Aloysio de S. Seuerino conductori 
nostro dilecto. Franciscus Foscari Dei gratia 
dux Venetiarum etc. 

Ne forte miremini de bis que acta sunt in persona 
comitis Carmignole cerliGcamus vos quod ex certis 
importantissimis et iustissimis causis ad honorem et 
statum nostri dominii pertinentibus compulsi fuimus 
nec aliter facere potuimus prò salute status nostri 
quam facere ipsum personaliter detineri de- qua re 
vestram M. aduisamus quam certiGcamus quod prò- 
pter hoc desistere non proponimus imo feruentius 
insistere ad omnia quae fieri habent cum gentibus 
nostris armigeris in negotiis huius guere. Sitis itaque 
boni virilis et constantis animi sicut continue fuistis 



ad honorem et statum nostrum et ad exercendum 
M. personam vestram vestramque comitiuam ad exal- 
tacionem et gloriam status nostri sicut de fide et 
promptitudine vostra coufidimus et sperami^. 

Interim autem donec aliler prouidebimus de regi* 
mine et gubernatione gentium noslrarum armigera- 
rum. aut donec aliud M. vostre scribemus. volumus 
quod omnia que vobis dicent et ordinabunt rectores 
et prouisor nostri Brixie in quibuscumque casibus et 
rebus gerendis facere et exequi debeatis tanquam si 
nos ipsi ore proprio diceremus eisque in omnibus 
tanquam nobis ipsis obediatis. 

Similis Magnifico domino Rauenne > 

M. Petrojampaulo de Ursinis 
M. Ursino de Ursinis 
M. Borsio Marcbioni Estensi 
M. Laurcntio de Cotignola 
Strenuo Aluysio de Verme 
Strenuo Taliano Furiano 
Strenuo Petro de Nauarino 
S. Antonello de RufTaldis 
S. Tadeo Marchioni 
S. Cesari de Martenengo 
S. Gasparo de Canedulo 
S. Scaramucie de Lucerà 
S. Scarioto de Fauencia 
S. Rido de Viterbio 
S. Venture de Rodigio 






t mutati* nmtandis 
et titulu 



iDalumixx marcii 
< 432 . 



6o 



Potestali et capitaneo Brixie 

Ser Marco Dandulo I prouisoribus . 

S. Francisco de Garzonibus j 

Heri et hodie vobis scripsimas super ista materia 
et nihilominus propter naturam et importantiam facti 
iterato scribimus vobis ad auisamentum quod comes 
Carmignola bodie bue applicuit epiem propter causas 
vobis notas detineri fecimus et carcerari. Et ideo 
replicando mandamus quod ad bonam custodiam et 
conseruationem ciuitatis fortilinorum terrarum et lo- 
corum nostrorum Brixiensium babeatis et haberi fa- 
ciatis optimam diligcntiam etc. 

Dalum die vii aprilis. 

Ser Fantino Michael procuratori! ^ ^ ^ Fnwia 
S. PAilo Corario ’ 

Videntibus nobis iamdudumqualiter negotia nostra 
ducebantur per manus comitis Carmignole nostri 
capitane! generalis licet apud nos esset non pania su- 
spicio de factis suis per plurimas coniecturas et di- 
uersissima indicia dissimulauimus tamen donec res 
ipsas clarius videremus quoniam difficile nobis erat 
credere tantum malum. Cum autem certificati simus 
de his que dudum suspicabamur ac de mala mten- 
tione prauisque openbus dicti Comitis clanssimam 
habuerimus certitudinem ita ut si res iste diutiu* 



• * i 



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6i 



perseuerassent videbamus maximum imo enidentissi- 
mum periculum imminere statuì nostro qui paulatim 
per ipsum Comitem sub spe boni magnis artibus in 
precipitium ducebatur tamdem ad saluandum statura 
nostrum deliberauimus vocare ad presentiam nostram 
dictum Comitem sub quodam honesto colore qui tam- 
dem bue venit et nos eum fecimus detineri et carce- 
ribus mancipari, Ex qua re speramus in diuino pre- 
sidio quod status noster a futuris periculis liber erit 
quodque res nostre belice feliciter et gloriose cum 
laude et vittoria optate succedent. 

Volumus itaque quod illi illustri domino Marchioni 
nostri parte de casu isto noticiam detisquum certissimi 
simus quod S. M. que de omni comodo et incomodo 
status nostri non aliam reputationem facit quam de 
proprio statu suo hanc nostram deliberationem plu- 
rimum laudabit. Et hoc idem dicalis illis spettabili- 
bus oratoribus Florentinis. Sed volumus quod hec 
non dicatis preditto domino Marchioni et oratoribus 
eo istanti quo has litteras nostras receperitis sed si ea 
receperitis uno die post prandium aut circa differatis 
ad diccndum mane dici sequentis. 



Similis Potestati et Capitaneo Taruisii 
Potestati et Capitaneo Vincentie 
Locumtenenti patrie Foroiulii 

■ 

Oratoribus nostris in Regio 



u?que 



'IX 




6a 

i*. cccc. xxxn. indici, x. die IX. aprilU. 

Ser Paulus Triuisaao et Ser Mariuas Landò 
capila. 

Quia islud negocium comitis Carmignole est ma- 
xime importaucie et requirit quod cum bona matura 
deliberatone procedat prò honore et fama nostri 
dominii vadit pars quod si captum fuerit in isto Con- 
silio de dando collegium prò factis ipsius Comitis et 
prò aliis dependeniibus ab co ex nunc captum sit 
quod ad ipsum collegium intrare et esse debeant duo 
ex quolibct membro illorum qui consueuerunt esse 
ad collegium secundum ordincs nostros qui per quin- 
que eorum possint procedere et facere sicut eis vide- 
bitur esse Decesse, sed si aliquo casu aliquis dcficeret 
possit procedi cum illis qui se reperient in dicto col- 
legio per maiorem partem eorum existentibus de quo- 
libet membro ex bis qui deputati crunt ad ipsum 
collegium 

De parte . . . . i 4 — 18. 

Ser Barlhclomeus Mauroceno caput. 

Vult quod collegium fiat per modum solitum de 
uno de quolibet membro in quantum capiatur de 
dando collegium dicto cornili. 

De parte .... 12 — i 5 
De non , . , ; . 1 

ffan sincere , , 3 — 1 



Die xi aprili. 



63 



S. PauUis Triuisano caput 
S. Marinui landò 
S. Franciscus I-auredano 



| aduocatorcs 



Quod ut veniatur in luccm et veritatem eorum que 
habentur contra comitem Carmignolam proiciatur et 
fiat collegium per modum nouiter capturn in isto 
consilio et habeat ipsum collegium per modurn captum 
in isto consilio plenissimam libcrtatem esaminandi 
et tormentandi ipsum Comitem et Johannem de Moris 
cancellarium suum ac insuper retinendi hic et ubique 
seu faciendi retineri esaminandi et tormentandi quem- 
libet alium qui vidcretur culpabilis fecisse tractasse 
ac practicassc quomodocumqùe cum quibuscumque 
aliquid contra honorem famam et statum nostrum 
dominii possitque ipsum collegium facere illas proui- 
siones et scribere et mittere ad accipiendum illos qui 
ei videbuntur prò lionore nostri dominii prò veniendo 
in lucem et veritatem omnium predictorum. et cum 
eo quod habebitur venietur postea ad istud consilium 
et fiet sicut videbitur. debeant insuper prcdicti de 
collegio prouidere ad victum atque custodiam ipsius 
Comitis sicut ipso collegio apparebit possendo es- 
pendere id quod eis videbitur occasione predicta. 

De parte ... 21 

S. Bartholomeus Mauroceno caput. 

Vult quod per collegium suprascriptum primo exa- 
inioari debeat etiam cum tortura si dicto collegio vel 




64 

maiori patti apparebit Jobannesde Moris cancellarius 
comitis. et cum eo quod habebitur ab eo venietur 
postea ad consilium et fiet sicut videbitur. et similiter 
exatninetur comes Carmigaola sed sine tortura prò 
nunc et postea fiet sicut videbitur cum aliis condì - 
lionibus contentis in parte capitum suprascripla. 

De parte ..... 1 3 
Non sincere ... i 



Colle gium supra scriptum . 

Se r Lucas Mocenigo consiliarius 
S. Antoni us Bourbarico caput consi lii 
S. Bartoloraeus Mauroceno I ca p* |ta 
S. Marinila LanHi J 

S. Daniel Vieturi loco scr Anlonii Bourbericii capilis 
S. Marcus Barbadico » illquis itores 
S. Ludouicus Vencus » 

S. Franciscus \ laro 1 a d uoca i or ej comunis 
S. Franciscus Lauredano ‘ 

S. Paulus Corario loco i ser Francisci I.auredani 

l u 

* 

Die xxiii mensis aprilis. 

S. Paulus Triuisano I cjp ; u 

S. Marinus Landò ’ 

Cum prò honore et fama nostri dominii ommno 
expediat ponere finem cause comitis Carmignole et 
licei per illos qui .deputati sunt ad collegium huc us- 
que factum fuerit cum omni s'ollicitudine ea que fieri 
debeant circa hoc tamen propter solemnitates et de- 
uotiones dierum preteritorum fieri non potuit inte- 



i 



/ 



65 

gralitcr id quod requirebatur ad finalem expeditionem 
cause predicte vadit pars quod illi qui deputati suut 
ad collegium predictum teueautur sub debito sacra- 
menti esse simul de die et de nocte totiens quotieus 
eis videbitur non perdendo tempus et attendere cum 
omni diligentia et sollicitudine ad ipsum negocium 
quousque fuerint expediti per modum quod possint 
cum eorum opinionibus venire ad istud consilium prò 
ponendo finem cause supradicte. 

De parte . . . . 3i 

Non 2 

Non sincere ... t 

Die ultimo aprilis. 

Capita prò mense may proximi. Inquisitores. 

Ser L.izarus Moccnigo S. Barlolomeus Mauroceno 

S. Laurentius Capello S. Paulus Tri ubano 

S. Marcus Barbadico 

. Collegium. 

Ser Daniel Vieturi 
S. Lazarus Moccnigo caput 
S. Paulus Triuisano inquisilor 
S. Paulus Correrò aduocator 

m. cccc xxxil. ind. x. die v. may. 

Ser Marcus Barbadico 1 
S. Laurentius Capello V capila 
S. Lazarns Moccnigo \ 

Si videtur vobis propter ea que dieta et leela sunt 
quod proccdatur contra comitem Franciscum dictum 



♦5 




66 

Carmignolam olim eapitaneum generalem geatium 
nostrarum propter ea que fecit et tractauit in damnum 
et preiudicium negotiorum nostrorum et coatra hono- 
rem et sta tuta nostrum tanquam publicus proditor 
nostri domimi sicut per testificationes et scripturas 
lectas in isto consilio liquide constat. 

De parte .... 26 • 

Non 1 

Non sincere . . 9 

Die quinto may. 

S. Marcus Erico cnnsiliarius 
S. Franeiscus Balbi 
S. Nicolaus Donalo ca. lo. co. 

S. Marcus Barbadico 
S. Laureniius Capello 
S. Lazarus Mocenìgo 
aduocatores comunis 

Quod iste comes Franeiscus Carmignola publicus 
proditor nostri dominii hodie post nonam hora con- 
sueta cum una sparangha in bucha et cum. manibus 
ligatis de retro iuxta solitum ducatur in medio dua- 
rum columnarum in platea S. Marci ad locum iustitie 
consuetum et ibi amputetur sibi caput a spatulis ita 
quod moriatur. Et capta presenti parte subito tres de 
collegio videlicet unum caput unus inquisitor et unus 
aduocator comunis debeant ire ad notificaodum ipsi 
Corniti id quod captum erit. 

Uxor vero ipsius Comilis habeat in vita sua tantum 
prode ducalorum decem milium imprestitorum ha- 





6 7 

bitando in ciuitate nostra Taruisii et recedendo ab- 
inde perdat beneficium suprascriptum. 

Due vero filie ipsius Comitis que non sunt maritate 
babeant de bonis ipsius Comitis prò suo maritare du- 
catos quinque millia auri de bonis denariis prò qua- 
libet qui denarii ex nunc ponantur ad cameram no- 
stram imprestitorum prode quorum de tempore in 
tempus detur filiabus suis predictis prò suo victu et 
vestitu quousque fuerint maritate et habilabunt in 
locis nostris. et ad mortcm suam non essendo mari- 
tate quelibet earum ordinare possit ducatos mille tan- 
tum. sed si erunt transducte possint ordinare totum. 
et non possint maritari sine licentia maioris partis 
consilii de decem. Totum vero residuum totius fa- 
cultalis bonorum ipsius Comitis confiscetur in nostrum 
comune. Ula vero filia dicti Comitis que est uxorata 
in illum de Malatestis in quantum matrimonium non 
habeat locum siue non compleatur sit etiam ad con- 
ditioncm aliarum duarum sororum suarum suprascri- 
ptarum. 

De parte . . . ic> 

Dominus dux 
Ser Lucas Mocenigo 
$. Franciscus Barbaci ico 
S. Daniel Vieturi 

Volunt quod Comes Franciscus supradictus finire 
debeat vitam suam in carcere forti, et quod de bonis 
et facultate ipsius Comitis fiat tam prò nxore quara 



^ consiliari! 



68 

prò filiabus suis sicut in parte suprascripta capitimi 
et aduocatorum comunis seriosius continetur. 

De parte .... 8 
Non sincere . . 9 

m. cccc xxm. die scptima may. 

Aduocatorcs comunis. 

Quod Johannes de Moris olim cancellarius Francisci 
dìcti Carmignole de vicecomitibus retcnti per istum 
consilium aleuietur de carcere in quo est et ponatur 
in carcere nouo de quo possit liberari quando videbitur 
consilio de decem sine additione. 

De parte omnes. 

Simijiter fiat de Petro Carmignola olim famulo 
suo etc. 

m. cccc xxxii. die xiui. may. 

In consilio de X sinc additione . 

. . . debeatque dari fratribus S. Francisci domus 
maiorìs ubi corpus Carmignole predicti sepultum est 
illa palla ab altare quam fieri fecit Comes prediclus 
possendo dare prò complemento solulionis illius id 
quod restat solnm et panni de dorso quos Comes ha- 
bebat in dorso quando fuit iustificatus dentur fratribus 
predictis sicut ipse condam Carmignola ordinauit. et 
capitaneo carceris dentur ducati x. prò ipsis pannis. 
De parte . . . . i 3 
Non o 



Non sincere . . . 



o 



6 9 

N. II. Misto. Sente. <430. 37. 

Die x. octobris i43i. 

S. Bartolomei» Mauroceno > 

S. Marinus Landò j capila de decem 

S. Marcus Lipomano ' 

Cum Michaletus Mudatio qui venit Venetias cum 
saluoconductu huius consilii obtulerit velie tosicare 
dominum ducem Mcdiolani per medium cuiusdam 
Zanini Mudatio licet nunc non sic prenominetur qui 
est sicut idem Michaletus asseruit valde secretus dicti 
domini Ducis et ipse Michaletus nil aliud prò pre- 
senti requirat nisi confectionem talis tosici et bonum 
sit velie intelligere a dicto Michaleto quomodo ipse 
se intelligit cum dicto Zanino ut videatur si res hec 
sit factibilis aut non. vadit pars quod respondi debeat 
ipsi Michaeli quod non videtur nobis ad talia atten- 
dere nisi prius de nouo se intelligat cum Zanino pre- 
dicto et quando se intelliget cum eo taliter quod vi- 
deamus rem esse factibilem nos prouidebimus per 
modum conuenientem et debitum et sic quod rema- 
nebit bene contentus et in casu quo dicat velie ire ad 
partes illas prò se intelligendo cum dicto Zanino di- 
catur ei quod sumus contenti quod possit ire dum* 
modo recedat bine infra terminum saluiconductus sibi 
concessi qui spirat per totam diem xvii mensis pre- 
senti et quod ut possit redire libere Venetias ex nunc 
facimus sibi saluumconductum valiturum diebus octo 
postquam Venetias applicuerit de reditu. et si non 





7 ° 

dicet velie ire declaretur ei quod saluusconductus sibi 
factus spirat per totani diem mercurii. 

De parte .... 1 5 

Non i 

Non sincere . . o 

I ' 

Die septima mensis nouembris. 

S. Laurentius Donato 1 
S. LuJouicus Venerio » 

Quod fieri debeat experientia in duobus animalibus 
porcinis de liquore et puluere existentibus in scattila 
que est in bancho sicut nunc repertum est. et si expe- 
rientia bene exibit debeat dari de ntroque Michaleto 
Mudatio ut vadat ad èxequendum negotium de qno 
secum tractatum est. et nt babeat pecuniam prò ex- 
pensis dari sibi debeant ducati viginti. et debeat sibi 
dici et promitti quod si causa prò qua mittitur habebit 
efiectum dabuntur sibi nomine nostri domimi ducati 
xxv. m. de quibus ipse simul cum amico suo cuna quo 
praticat causam ipsam disponent prò beneplacito, et 
si dicti liquor et pulvis seu ipsorum alter non esset 
sufficiens capita huius consilii habeant libertatem de 
recuperando et de habendo de sufficienti. 

De parte .... io 

Non a 

Non sincere . . a 



Die v. decembris. 



7 * 



S. Laurenlius Capello 1 cap ; u df x 
S. Marcus Triuisano ‘ 

Quia pratica que tenebatur cum Michaleto Mudatio 
est adeo publicata propter modos quos ipse Micha- 
letus seruauit sicut notum est isti consilio quod res 
illa nullatenus habere posset desiderium concupitum 
ymo quidquid amplius fieret et attemptaretur in re 
illa non esset nisi cum onere nostri domimi vadit 
pars quod ipse Michaletus cum verbis conuenièntibus 
licentietur quod vadat prò factis suis dando eidcm 
spatium recedendi usque diem xv. mensis presentis et 
prò expensis quas fecit sibi dentar ducati x. 

De parte .... 9 

* * tt(T u'fel v. a '-*«*' V f‘ 

S. Marcai Erico caput. 

Vult partem suprascriplam totam saluo quod non 
vult quod habeat dictos ducatos x. 

De parte .... 5 

Non o 

Non sincere . . 2 



FINE. 




V. Sciolla r. a. 



V. Si permette la stampa 
Torino il 25 di luglio del 1 834 
M. S. PROVANA per la G. Cane. 






Delle Storie di Ciheri libri IV. 2 -voi. in 8," To- 
rino <827. 

. — f— Seconda edizione. < voi. in <2.* die contiene 
* il solo testo senza i Documenti. Torino <830. 
Lettere sull’origine dc’cognomi, con due altre ope- 
rette. < voi. in 8." Torino <827*. 

Relazioni di tre AmòasciaJori veneti Molino, Bei- 
legno, e Fuscarini. < voi. in 8.° Torino <830. 
Discorsi sijlie Finanze della Monarchia'di ; Savoja 
pr’ secoli . XIII e VIV. ' hegli atti.de^’.A ^ft . 
de i. "a R, 'delle ScieWe). 

Cifrario E Promis. Documenti, mone. «• igìlli 
raccolti in Isvizzera e in Francia per oi in.- del 
Re Carlo Aleerto. < voi. in 8.' Torino i833. 
-f — Sigilli de' Principi di Savoja raccolti ed illv 
strati per ordine del Re Carlo Alberto. < voi. 
in 4.° con xxxw tavole in rame. Torino ^8 j t. 

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,N.B. Le i/ualtro piimc Opere si trovano pritso ai 
principali Libraj: Le altre non sono in com- 
mercio. - 



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